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Economia del cibo e crisi alimentari, anche in Toscana
L´Arsia ha organizzato a Prato, nell´ambito del Forum Economia3 organizzato dalla regione Toscana, una tavola rotonda
PRATO. L´Agenzia regionale per lo sviluppo e l´innovazione nel settore agricolo e forestale (Arsia) ha organizzato a Prato, nell´ambito del Forum Economia3 organizzato dalla regione Toscana, una tavola rotonda su "Economia del cibo e crisi alimentari" dalla quale è venuto fuori il quadro di una crisi ormai strutturale e che non sembra avere vie di uscita univoche, né a livello locale, né su scala globale. Una crisi che è un intreccio di problemi irrisolti e frutto di errori fatti sia dai Paesi industrializzati che da quelli in via di sviluppo. L´Arsia è partita dai dati ormai noti degli aumenti mondiali dei prodotti alimentari di base nell´ultimo anno: riso +70%, mais +31%, soia + 87%, e poi gli aumenti dei consumi di carne dei Paesi emergenti come la Cina. Impressionante il paragone di quanto spendono le famiglie del mondo per il cibo: il 16% del reddito in Usa, il 65% in Vietnam e il 73% in Nigeria. Queste sono le basi della fame e della penuria di cibo che colpiscono 854milioni di esseri umani, il 12.6% della popolazione mondiale, sono la spiegazione di una miseria che costringe a vivere 982 milioni di persone con un dollaro al giorno. E non basta, l´Arsia spiega che «fra circa 25 anni il petrolio scarseggerà, il problema diventa quello di spostare le derrate alimentari nel mondo visto che consumiamo più di quanto produciamo». Maria Grazia Mammuccini, amministratore Arsia, è convinta che una situazione del genere non si risolva con soluzioni miracolistiche: «Anche gli Ogm non sono una soluzione, come è dimostrato visto che negli ultimi 10 anni a fronte di una crescita di colture geneticamente modificate non si è assistito ad un aumento delle produzioni. Il prezzo del petrolio sta diventando un peso non più sostenibile per l´agricoltura mondiale e di conseguenza per i produttori. Le tante strade intraprese, dalla filiera corta, ai mercatali, ai gruppi di acquisto solidale, rappresentano buone soluzioni ma da soli non possono cambiare le cose, ci vuole una svolta che coinvolga tutti a partire da ogni individuo portando cambiamenti al proprio stile di vita, fino ad arrivare ai governi con scelte politiche all´altezza delle sfide». 03.10.2008
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sabato 18 ottobre 2008
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